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Un genio dimenticato esce dall’ombra

Novant’anni e non sentirli. Nel senso di avvertirli appena, sotto una patina di silenzio ignaro. Eppure Eugenio Corti li ha compiuti all’inizio del 2011, e l’anno della ricorrenza di uno dei più grandi scrittori italiani viventi è passato nella sostanziale indifferenza delle istituzioni culturali, così come è stato accompagnato da una serie capillare e continua di iniziative gonfie di partecipazione, di cui per ora il Meeting di Rimini ha segnato il punto più alto.

Su queste colonne è già stato annunciato lo spettacolo che la XXXII edizione ha dedicato all’autore de II cavallo rosso: tra i padiglioni della Fiera che si chiude oggi è andata in scena una lettura musicata dedicata allo scrittore. Due grandi attori e autori, che hanno sovrapposto i loro compiti inchinandosi al genio popolare dello scrittore brianzolo: Andrea Soffiantini e Paola Scaglione hanno offerto martedì sera al pubblico di Rimini quasi due ore di citazioni, dialoghi e musiche di Flavio Pioppelli ispirate a Claudio Chieffo, storica voce e chitarra del movimento di Comunione e Liberazione. Una pièce intitolata “Scolpire le parole. Eugenio Corti: la milizia del vero, il canto della bellezza”, che da mesi gira i teatri più o meno grandi del Nord Italia e non solo, ma che qui ha ricevuto probabilmente la più alta affluenza, oltre a un allestimento pensato per gli spazi della Fiera e per il pubblico del Meeting.

Corti, un Ulisse al premio Nobel?

Venerdì Eugenio Corti si recherà ancora nella stanza al primo piano del palazzo di famiglia a Besana in Brianza (Monza), dove vide la luce il 21 gennaio 1921: «Fu alle nove del mattino, mi ha riferito mio padre». È la stanza che è diventata il suo studio, e dove tuttora lavora: attualmente a una nuova edizione del volume di saggi Il fumo nel tempio. Lo scrittore, noto soprattutto per il romanzo Il cavallo rosso, pubblicato da Ares, (che ha avuto 27 edizioni vendendo oltre 300mila copie), ma che è stato spesso trascurato dalla critica, ci tiene a sottolineare il valore artistico delle sue opere: «Ho cercato sempre di rendere l’universale nel particolare, secondo quanto predicano Aristotele e San Tommaso». Della sua fede non vanta alcun merito («mi è stata trasmessa dai miei genitori»), ma resta fermo nel proposito di contribuire con la bellezza all’affermazione del Regno: «Vedere l’assoluto nel relativo, la realtà specchio di Dio: se è rispettata questa impostazione nel rendere la realtà viene fuori l’opera d’arte».

“Io, scrittore da una vita”

Arrivare a 90 anni ancora arzilli nella mente e nel cuore, magari un po’ meno nelle gambe, ma, soprattutto, continuando ancora a fare quello che è stato il primo desiderio, scopo e traguardo della...

Corti, candidatura depositata a Stoccolma

E adesso non resta che sperare. Le oltre 8 mila 500 firme raccolte a supporto della candidatura ufficiale dello scrittore di Besana Brianza, il 90enne Eugenio Corti, a premio Nobel per la letteratura, sono state inviate a Stoccolma, lo scorso 24 gennaio, accompagnate da una nota di un illustre accademico italiano, il cui nome, come da regolamento dell’Accademia di Stoccolma, resterà segreto per dieci anni.

«Corti, scrittore da Nobel»

«Un autore scomodo, un testimone, un vero profeta del Novecento. Meriterebbe ampiamente di vincere il Nobel della letteratura». Nel giorno in cui Eugenio Corti festeggia il novantesimo compleanno, il suo massimo studioso, François Livi, italianista della Sorbona di Parigi rilancia la candidatura dello scrittore brianzolo al massimo riconoscimento letterario.